Peace & Blog

Le cose che mi mancheranno

settembre 18, 2009
1 commento
San Francisco da oltre il Golden Gate

San Francisco da oltre il Golden Gate Bridge

La mia casa nella zona senz’altro piu’ figa e viva di San Francisco. Le colazioni sul backyard guardando la citta’ che si arrampica sulle colline. Il Dolores Park e la moltitudine delle genti che lo popolano. Il Dolores Park Cafe’. Le strade in salita perche’, come dice il vecchio saggio, dopo ogni salita c’e’ una discesa. La laundry sulla diciottesima. L’Adobe Bookstore. Diana e Chiste. Il burrito di Mission. I messicani di Mission. I finti italiani di North Beach. I giapponesi di Japantown, i cinesi di Chinatown, i gay e le lesbiche di Castro. Ciclisti e skater vincitori del duello con le maledette auto. Dal poliziotto all’impiegato di banca: tutti ricoperti di tatuaggi. I campi da tennis gratuiti in ogni parco. I palazzoni del Financial District e tutte gli altri edifici di di massimo tre piani con accesso al tetto. Musicisti che suonano ovunque: per strada, al parco, nei bar. Smiths, Hendrix, Strokes, Ramones, Joy Division, Clash, Cure, Interpol, Blonde Redhead, Radiohead, Doors ecc.: anche il locale piu’ sfigato sulla musica non scherza niente. La vista sulla baia e il Bay Bridge dal mio desk in ufficio. I biberoni di caffe’. Le pause pranzo sull’erba del parco di fronte alla Levi’s Plaza, ingurgitando un Tuna Melt Sandwich di R&Js. Entrare in un cafe’, sorridere e iniziare una conversazione con un perfetto sconosciuto. La nebbia che prima avvolge poi scivola giu’ dalle colline. Essere un alieno perche’ ogni tanto ti metti la cravatta. La mania per il cibo organico. I sorrisi che non ti nega nessuno. Il corner store con il sorridente Abdul. Mostre e esibizioni ad ogni angolo. I colori e gli odori. L’aria piacevole da respirare. Stilosissimi bar/cafe’ in cui sederti con un libro o con il tuo pc connesso col wi – fi. L’atmosfera rilassata, molto rilassata. La stravaganza e la totale assenza di giudizio per le strade. San Francisco.

Stay tuned!


Pubblicato in San Francisco
Tags:

Lock & Woodstock

settembre 15, 2009
2 commenti

Come fai a condurre una vita normale dopo che, a 20 anni, hai fatto ballare alle 3 del mattino il mezzo milione di spettatori di Woodstock? Eppure, a vederlo oggi Mr Errico e’ un signore di 63 anni sul distinto andante che si porta discretamente bene la sua eta’. Quando l’ho incontrato sorseggiava un buon vino rosso in un ristorante/jazz club in Fillmore. Giocava col suo iPhone esaltando i prodigi della tecnologia moderna. Sul capo, ormai piuttosto rado, portava un simpatico borsalino di feltro soffice. Ha subito messo in chiaro le sue origini calabresi chiedendomi se fossi mai stato a Scalea. Poi abbiamo parlato un po’ di Woodstock, dei grossi nomi con cui ha suonato (Santana e Bowie su tutti) e del concerto gratuito che si terra’ qui a San Francisco il 25 ottobre.

Ben piu’ a fondo sul significato di Woodstock, del rock in quegli anni, dei movimenti, della societa’ americana attuale e di allora, mi ha portato Country Joe dei Country Joe & the Fish.  L’ho fatto parlare finche’, sfinito, mi ha metaforicamente detto che doveva andare in bagno. Sull’uscio della porta della sua casa di Berkeley, mentre gli stringevo ammirato la mano, gli ho chiesto se avesse mai conosciuto Janis Joplin. “Siamo stati insieme un paio di mesi” mi ha risposto. Wow, ho pensato, questo tizio e’ proprio un gran figo. Tra le mille altre cose, mi ha raccontato della sua incredibile esperienza in solitaria a Woodstock. Chi doveva suonare non arrivava, imbottigliato dal traffico che portava alla mitica farm di Bethel. Cosi’ gli organizzatori lo videro vicino al palco, gli misero in braccio una chitarra, gliela legarono con una corda e gli dissero: ”"suona qualcosa”. Lui penso’ bene di scrivere un pezzo di storia della musica e rendere la canzone della sua band (con cui suono’ il giorno successivo con fortune alterne) un anatema degli anni ’60. Eccolo qua.

Stay tuned!


11 settembre di baseball

settembre 12, 2009
1 commento
Il biglietto
Il biglietto

11 settembre. La data che ha scosso il mondo, a 8 anni di distanza non sembra scuotere molto San Francisco. Ieri mi e’ parsa proprio una giornata come le altre. Quando chiedevo: “ma oggi e’ l’11 settembre e non mi sembra che sia molto sentito”. La risposta piu’ frequente era: “in New York maybe”.

Sicuramente molto sentita invece la sfida di baseball San Francisco Giants – Los Angeles Dodgers. Andare alle partite di baseball e’ un’esperienza particolare. Pedali lungo la baia finche’ non ti si para davanti, lumoniso, l’AT&T Park, la casa dei Giants. Mentre ti dirigi a ritirare il biglietto, molteplici contatti con bagarini di svariate etnie.  Ai tornelli mi controllano biglietto e borsa e con un largo sorriso mi dicono: “enjoy the game boss”. Boss? Wow, nessuno mi aveva mai dato del boss prima. Ringaluzzito prendo le scale mobili che portano sugli spalti, passando attraverso svariati negozi di merchandising dei Giants e baracchini di hot dogs, patatine ecc. Prendo da mangiare e mi accomodo al mio posto. Dagli spalti si vede tutta la baia con tanto di Bay Bridge illuminato. Cerco di farmi spiegare un po’ di regole che non capisco fino in fondo. Il gioco e’ lento ma ogni collisione mazza-palla e’ uno spettacolo. Il particolare suono dell’impatto echeggia, seguito dal rimbombo del pubblico eccitato. Di colpo tutti in piedi a cantare “God Bless America” per commemorare, in tutta fretta,  l’11 settembre. Un cartello luminoso indica il numero di palle finite nelle acque della baia questa stagione. Un grosso schermo luminoso dice che e’ il momento del bacio: appaiono quindi i volti degli spettatori in coppia che al momento dell’inquadratura devono baciarsi. Tutto molto carino, se non si consumasse un piccolo giallo. La scena: una donna in mezzo a due uomini. Si accorgono di essere inquadrati. Ridono. Lei si prepara. Scalda le labbra tonanti. Si gira sulla sinistra e bacia il tizio baffuto, proprio sotto i baffi. L’altro sulla destra sgrana gli occhi e la spinge con disappunto. La telecamera fugge. Dramma coniugale?

Il tabellone non da’ scampo ai Giants. I Dodgers stravincono. Al sesto inning la partita e’ gia’ praticamente decisa e il pubblico dei Giants comincia a lasciare le tribune. Uccellacci e Uccellini cominciano a roteare in gran numero sullo stadio: contribuiranno a ripurlo.

Stay tuned!


The final countdown

settembre 8, 2009
Lascia un commento
Clarion Alley

Oddio, sto cominciando a pensare al rientro. Assomiglia un po’ alle settimane prima degli esami: da un lato vorresti procrastinare il momento fatitico all’infinito, dall’altro non vedi l’ora che giunga. La bolla che mi ha cullato in questi quasi tre mesi sta per delicatamente scoppiare. Proprio ora che finalmente ero riuscito a recuperare una moka: dopo mesi di biberoni di caffe’, un caffe’ che sgorga dalla moka ha un sapore nuovo. Anche Milano avra’ un sapore inesplorato.    

Tra due settimane esatte saro’ atterrato a Malpensa, in attesa dei bagagli. Valige piene zeppe di tracce che questa citta’, me ne comincio a rendere conto, mi sta lasciando. Spero solo che il peso non sia eccessivo per l’imbarco. Mi sento come l’omino nel graffito di Clarion Alley con la strada che gli vive magrittianamente attraverso (vedi foto). 336 ore, 20160 minuti, 1209600 secondi. Il conto alla rovescia di un condannato ad un felicissimo rientro.

Stay tuned!


Pubblicato in San Francisco
Tags: ,

Pagine e pagine

settembre 5, 2009
1 commento

Dog EaredLibri accatastati uno sopra l’altro tra traballanti scaffali di legno. Montagne di carta usata disordinatamente sistemata. C’e’ di tutto ma bisogna scavare. Non e’ luogo per chi va di corsa. Seduti su poltrone polverose due vecchi leoni leggono e sorridono. Poi si guardano e si mettono a parlare dell’ultima malefatta del governo, di lobby invadenti e del mondo aggressivo. Quindi chinano il capo sulle pagine. Dietro al tavolo della cassa un capitano di lungo corso con barba bianca lunga, cappello di lana e calma da vendere, offre ai “clienti” della torta salata. Sono le nove. Il rituale si ripropone tutte le sere alle nove, mi dice. Liberate le mascelle, legge ad alta voce un brano a un simpatico ragazzo di ottanta e passa anni. In un attimo si fanno le 10 passate. I due leoni chiudono il libro, salutano e vanno. Io porto Wild Boys di Burruoughs alla cassa, dal capitano. Gli allungo una manciata di dollari, lui segna a penna titolo e autore che sta lasciando la libreria con fare quasi rassegnato. Ci mettiamo a parlare. Lui ogni tanto apre un libro e mi legge una riga per supportare le sue visioni. Mezzora piu’ tardi gli chiedo se vuole una birra, lui dice ‘un’altra volta’. Questo e’ l’Adobe Bookstore sulla sedicisima, molto vicino a casa. Un luogo dove passerei ore, ad averle.

Ma San Francisco e’ piena zeppa di librerie dall’aria davvero particolare. Il Dog Eared Bookstore (nella foto) su Valencia St e’ un altro luogo in cui perdersi: qui ho preso versioni di seconda mano di The Howl di Ginsberg e Naked Lunch di Burroughs. Il City Lights Bookstore e’ invece la regina delle librerie indipendenti sanfrancischiane. Gloriosamente situata in zona North Beach, fu fondata da Ferlinghetti nel 1953 e spesso messa a rischio da pubblicazioni troppo audaci, tra cui  The Howl, considerato ai tempi quale oscenita’. Tre piani di chicche di prima mano o autopubblicate. Ma la letteratura non si respira solo nelle librerie. Proprio di fronte al City Lights c’e’ il Caffe’ Vesuvio, luogo in cui i poeti beat usavano trovarsi a bere quei 4 o 5 galloni di birra che tanto bene fanno al processo creativo che spesso comincia con la distruzione. Un altro luogo molto frequentato dai beat e tutt’ora da artisti, anarchici, registi e artistoidi di vario genere e’ il Caffe’ Trieste, sempre in zona Nort Beach. Avevo letto da qualche parte che c’erano le poesie scritte sui muri dei bagni. Mi sa che e’ passato l’imbianchino perche’ l’unica scritta proprio di fianco al cesso recitava “qui non ci sono gentleman, proprio come al mondo non ci sono governi buoni”. Frase comunque abbastanza illuminante nell’unico luogo in cui gli uomini sono davvero tutti uguali, almeno finche’ non tirano lo sciacquone.

Stay tuned!


Fotoracconto

agosto 31, 2009
1 commento

Non fai in tempo a dire Indian Summer che la temperatura si abbassa e vai di maglione. Per scaldarsi cosa c’e’ di meglio di un po’ di ritmi caraibici suonati dal vivo a El Rio, locale in fondo a Mission con grazioso e delirante patio annesso ? Non ballando, un paio di margarita direi.  Ma bando alle ciance. Ecco qualche foto del viaggio in ordine temporale.

   

Pubblicato in Uncategorized

Orsi e sciamani: Yosemite

agosto 29, 2009
Lascia un commento

E alla fine abbiam visto anche l’orso: caracollava buffo tra gli alberi centenari della Yosemite Valley. Sembrava un peluche animato. A guardarlo non ci si immagina che che possa essere, anche se molto raramente, un pericolo. Che tenero nel suo goffo incedere. Animali invece fastidiosi sono gli scoiattolini. Appena c’e’ del cibo arrivano in massa, come topi. All’inizio si pensa “che carini”, a fine giornata “che due palle sti cosi”. Avvisi vari ti invitano a non dar loro da mangiare per due ragioni: 1. i nostri alimenti fanno loro male 2. se troppo ben nutriti attirano i leoni di montagna. Inoltre, non e’ proprio il caso di farsi tentare ad accarezzarli perche’ 1. mordono 2. trasmettono tutta una serie di malattie brutte brutte.

Lo Yosemite Park e’ stato l’ultima tappa del nostro viaggio prima di rientrare in una San Francisco quanto mai calda: hey, e’ iniziata l’Indian Summer. Entrando nel parco da est si arriva ai 3mila e passa metri del Tioga Pass con viste incredibili su tutto il Tenaya Canyon e il Tenaya Lake. La zona e’ anche meno affollata dell’invece inflazionata Yosemite Valley. Quasi tutti entrano nel parco da ovest e vanno direttamente a visitare la famosa valle. Qui si trovano le principali strutture ricettive e il maggior afflusso di scalatori o escursionisti attirati dalle vette rocciose dell’Half Dome o di El Capitan (uno dei piu’ grandi monoliti al mondo: granitico!). Ma anche di turisti un po’ ’gini’ come noi che fanno la passeggiatina e fanno il bagno nel ghiacciato Merced River. Ci sono anche potentissime cascate da visitare ma d’estate sono un po’ asciutte e, come si dice, la camminata non vale la Fall. La strada che attraversa il parco e’ da lacrime: ci si ferma ogni 5 minuti per scattare foto in preda a raptus di giapponesite acuta. Da lacrime anche quando passi attraverso un incendio divampante il cui fumo tinge l’ambiente in sfumature di giallo e rosso filtrando i raggi solari in un allucinegeno caleidoscopio. I Franz Ferdinand suonano ‘this fire is out of control’. Anche la stanchezza comincia a farsi out of control, cosi’ invece di fare l’ultimo sforzo e visitare le sequoie giganti di Wawona, usciamo dal parco e troviamo da dormire al Mother Lode Lodge Motel di Mariposa. Un bagno nella decrepita piscina per tuffarci in una passeggiata nella ridente cittadina che come tutte le ridenti cittadine da cui siamo passati si sviluppa sulla strada che la attraversa. Non un centro, non una piazza. Solo case, qualche ristorante e  negozi sui bordi della highway. Tornati nella nostra stanza di motel conosciamo il vicino di stanza. Un centauro indiano (nato in India intendo) che nella settimana del suo compleanno prende sempre la sua Harley e gira sulle strade dello sconfinato continente. Dice che la strada gli lava via tutte le preoccupazion. Ci racconta dei suoi viaggi intorno al mondo, ci dice che il bacon di Cuba e’ dolce perche’ nutrono i maiali con le banane e che in Jamaica ti uccidono per un dollaro. Poi inanella una serie di perle sul senso della vita e del viaggiare che gli valgono il nomignolo “lo sciamano”. La sua barba bianca e folta sul volto scuro lo rendono l’emblema del Karma. Nulla accade per caso, afferma. Poi caracolla verso la sua stanza.

Stay tuned!


Cristallizzato

agosto 26, 2009
1 commento

Uno sciamano potrebbe alzarsi dalle sue acque e portarti in un viaggio psichedelico alla scoperta dei colori della mente. In un silenzio infinito solo la pace di chi e’ li’ da un milione d’anni. Il Mono Lake e’ uno dei luoghi piu’ suggestivi che abbia mai visto. Situato al centro dell’altopiano della Sierra Nevada,  e’ una gemma che brilla tra l’immenso corpo desertico circostante. Le sue acque salate nutrono migliaia e migliaia di specie di uccelli, residenti o immigrati: non li respinge alla frontiera. Nessuno e’ clandestino nel suo placido specchio che riflette i brillanti nocciolati monti che lo abbracciano. Lo si guarda con meraviglia, lo si approccia con rispetto, lo si lascia ricolmi.

Sono sotto il porticato del Mono Motel a Lee Vining con ancora negli occhi l’incredibile bellezza attraverso la quale sono passato oggi fino ad arrivare qui, sulle sponde del Mono Lake. Dopo una colazione da campione al B & B (vedi post precedente) siamo ripartiti verso sud. Costeggiato il Lake Tahoe in mezzo alla foresta verde che lo circonda, abbiamo guidato lungo la 89, quindi la HWY 395. Passata la cittadina di South Lake Tahoe (altamente sconsigliata se volete visitare il lago: sicuramente la meno ‘non costruita’: casino’ e negozi abbondano), siamo scesi a valle lungo una strada panoramica. Davanti ai nostri occhi una spianata talmente grande che la vista non poteva abbracciarla tutta. Dopo un’ora di guida, nuovo cambio di panorama: iniziano i paesaggi da film. La fotografia e’ degna di un film d’Antonioni. Chilometri e chilometri di arida natura. Alla radio suonano i Led Zeppelin. L’aria si comincia a fare piu’ calda. Affascinante, affascinato. Incredulo. Decisamente ammaliato dalla vastita’ di cui sono puntino insignificante. A Bridgeport ci fermiamo presso le Hot Spring che due gentilissimi Rangers ci mostrano e raccontano, vedendoci indecisi sul dove trovarle. Da rocce di travertino, l’acqua bollente si riversa in piccole pozze trasparenti. Purtroppo pero’ le Hot Spring sono davvero troppo hot: ci si potrebbe cucinare un buon piatto di pasta. Decidiamo di soprassedere e dirigerci verso Bodie, una ghost town risalente alla corsa all’oro Californiana. La strada che vi conduce si inerpica tra desertici monti senza speranza. Gli ultimi 4 km non sono asfaltati, il che rende l’approccio a quel piccolo nucleo di case disabitate ancor piu’ emozionante.

E poi. E poi c’e’ il Mono Lake. Passeggiamo sulle sue sponde, una volta colme d’acqua e da anni sacrificate ai cessi di Los Angeles. Un percorso segnato ci porta ad una piccola spiaggetta. Non un suono, se non il generoso canto degli uccelli. Il sole picchia forte. Ci bagniamo, lui ci cristallizza.

Stay tuned!


Da St. Helena alla Bear’s Den

agosto 25, 2009
Lascia un commento

Quando entri sul letto c’e’ un orsacchiotto di peluche a darti il benvenuto. Sulla TV, un altro. Di fianco alla lampada un altro. L’interruttore della luce e’ a forma d’orso. I quadri ritraggono orsi. Tra le regole del Tahoma Meadows B&B Cottage scrivono a chiare lettere di non lasciare nulla che odori anche lontanamente al cibo nell’auto. L’orso bruno potrebbe aprirla come una lattina. Noi dormiamo in una stanza che si chiama la Bear’s Den (la tana dell’orso). Speriamo non bussi alla porta stanotte.

Questa mattina sveglia alle 6 in quel di St Helena. Andrea, il ragazzo che ci ospitava, va in vigna e in cantina a quell’ora. La casa di Andrea da’ su un vigneto immenso. Andrea e’ qui ad imparare come producono il vino in Napa Valley, Wine Country. Se avete in mente la campagna e i vigneti italiani, scordateveli. I vigneti della Wine Country si estendono per ettari e ettari e ettari e ettari. Penso si possa produrre vino per l’intera via lattea. Inoltre, se la nostra campagna e’ ancora alla ragazzo di campagna, qui l’ambiente e’ un bucolico patinato. Avete presente Sideways, il film? Sicuramente ha contribuito a creare quest’immagine. Ferrari e Porsche sfrecciano lungo le vie delle cantine piu’ famose. Degustazioni sotto ombrelloni in ambienti esclusivi rinfrescati da vaporizzatori.  Anche noi ci siamo concessi un pomeriggio da signori e siamo andati a degustare assaggi di champagne alla Mumm Napa, per poi tornare sulla terra con una cena a base di pasta al forno con ricetta recuperata su YouTube grazie ad una fantastica signora pugliese. Dietro quest’immagine da cartolina stampata, il duro lavoro dei messicani e dei redneck (i contadinotti ultra-patriottici e ignorantotti). D’altra parte al sogno di pochi han sempre contribuito migliaia di sfollati dall’Eden.

Dopo 4 ore lungo la 80, siamo giunti al Lake Tahoe. Una meraviglia. Abbiamo fatto anche il bagno tra gli anatroccoli nelle sue cristalline e gelide acque, quindi qualche passeggiata tra sequoie, scoiattoli e uccelli ignoti. L’uomo da queste parti c’e’ ma si vede poco. La natura impera, imperante e imperativa. L’orso bruno ci ha gentilmente concesso la sua tana per stanotte.   

Stay tuned!


Da San Francisco a Mendocino

agosto 25, 2009
Lascia un commento

22/08/2009.

Gran Festa al Silver’s at Wharf a Fort Bragg, li sento ridere e cantare. Le luci del ristorante si riflettono nel Noyo River. La mia stanza di motel all’Anchor Lodge da’ proprio sul Silver’s at Wharf. La mia stanza all’Anchor Lodge ha le travi a vista ma sembra finta. Sembra che un soffio potrebbe abbatterla. In TV passano testimonianze di uragani. Storie di disastri scampati. Motel duro e puro. Parcheggiata davanti alla mia stanza all’Anchor Lodge la Ford Focus dorata noleggiata per questo viaggio con Laura. La potrebbe guidare anche un bambino, pero’ la guidero’ sempre e solo io. Il cambio automatico all’inizio e’ noioso, poi diventa rilassante. Tutte le auto recenti dispongono di cambio automatico. Ma l’esame per la patente lo faranno con le marce, o no? Fort Bragg e’ vicino a Mendocino. Mendocino e’ una stilosa cittadina affacciata sull’oceano Pacifico. Di giorno stile alternativo chic, di sera la morte: solo un bar tra le poche vie illuminate. L’Oceano Pacifico e’ davvero possente qui. Sbatte iroso contro le scogliere. Sulla piccola spiaggia tra le scogliere un cartello suggerisce di non avventurarcisi. Le “sleepers”, onde anomale che ogni tanto vi si abbattono, ne han gia’ fatte diverse di vittime. Il sole serale innaffia le strade con il suo giallo sbiadito, accompagnandole attraverso le file di case basse e curate . Atmosfera da galleria d’arte inutilizzata. Tutto intorno, natura selvaggia. Il Cafe’ Mendocino e’ l’unico ristorante, a sentire la Lonely, nel quale si puo’ cenare, piu’ che decentemente e in un’atmosfera carina, senza finire sul lastrico. In effetti mangiamo decentemente e anche questa volta non finiro’ sotto un ponte. Mendocino e’ molto cara, tanto da essersi guadagnata il nomignolo di Spendocino. A Mendocino siamo giunti dopo una mezza giornata in auto lungo la costa a nord di San Francisco. Un paesaggio dirompente, anche se per troppi tratti nascosto dalla nebbia. Basta solo che la strada rientri di mezzo miglio all’interno e la nebbia oceanica svanisce. A volte ne sei avvolto, ma se guardi a destra,  il cielo e’ azzurrissimo.  Anche la strada che ieri sera ci ha portati da San Francisco all’ostello di Point Reyes e’ stata molto suggestiva e impreziosita da un tramonto clamoroso. L’ostello di Point Reyes era nel mezzo del nulla all’interno di un parco naturale. Tanto naturale che questa mattina ho trovato sul tetto dorato della mia auto le impronte delle zampe di una bestia non identificata. Di sicuro non si trattava di un gatto, a meno che non fosse stato sottoposto ad intense somministrazioni di ormone della crescita. All’ostello di Point Reyes c’erano un tizio dell’Ohio, un simpatico signore di Monaco di Baviera, e una coppia di lesbiche berlinesi: piacevole conversazione. Nella stanza dell’ostello di Point Reyese c’era una motosega: mai sentito nessuno russare in modo cosi’ esplosivo. Laura ha cambiato stanza. Io, stoico, ho resistito alla tentazione di linciarlo. Questa mattina ho incrociato sua moglie: mi ha guardato con velata disperazione. Ha emesso un flebile “sorry” con l’aria di quella che vorrebbe dire “pensa cosa sopporto tutti i giorni della mia vita”. Questa sera all’Anchor Lodge Motel ho la mia stanza. Spero solo che i cantieri semi arrugginiti nelle vicinanze non lavorino di domenica.

Stay tuned!


Pagina successiva »

Informazioni sull'autore

Quando lo capisco bene bene, ve lo dico.

Cerca

Navigazione

Categorie:

Links:

Archivi:

I feed

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.